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Greco di Tufo: un vino rosso vestito da bianco

E’ proprio così, il Greco di Tufo per le sue caratteristiche organolettiche assomiglia sempre più ad un vino rosso che ad un bianco

 

Storia di un vitigno.

Il Greco è uno dei vitigni più antichi d’Italia; si ritrovano elogi negli scritti dell’antica Roma di Plinio il Vecchio che recitava così: In verità il vino Greco era così pregiato, che nei banchetti veniva versato solo una volta‘. La sua coltivazione è iniziata sulle pendici del Vesuvio da dove poi si diffuso nelle zone Irpine, dove ha mostrato tutto il suo valore enologico.

 

La denominazione Greco di Tufo DOCG

Il vitigno Greco fa parte di una delle tre DOCG della provincia di Avellino e come descritto nel disciplinare di produzione, le uve atte a divenire devono essere coltivate nei comuni di Tufo, Altavilla Irpina, Chianche, Montefusco, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni della provincia di Avellino.

Questo fa si che la produzione del vino  Greco sia ridotta rispetto agli altri uvaggi come Aglianico e Fiano. Per mantenere la denominazione sopra citata è necessario che il vino abbia queste caratteristiche:

colore: giallo paglierino più o meno intenso;

odore: gradevole, intenso, fine, caratteristico;

sapore: fresco, secco, armonico;

acidità totale minima: 5,0 g/l;

titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;

estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

 

Esistono molte interpretazioni del Greco di Tufo, tra esse c’è la produzione dello spumante, concepito anche nei disciplinari di produzione, che grazie all’importante acidità di quest’uva si presenta con un gran carattere. Inoltre con la modifica del disciplinare del 13 ottobre 2020 è stata inserita la menzione Riserva al vino che affina almeno quindici mesi dalla data di vendemmia.

 

Il nostro Greco di Tufo Riserva “Il Viraggio”

Le uve atte alla produzione del Viraggio, sono coltivate nel comune di Prata Principato Ultra, uno degli otto comuni dell’areale del Greco di Tufo.

L’impianto del vigneto è del 2016 rigorosamente a spalliera con potatura  a doppio guyot.

Le uve sono raccolte in piccole cassette di plastica, per evitare la prematura rottura dei grappoli; una volta arrivata in cantina, l’uva viene diraspata ed inviata direttamente in pressa per l’estrazione del mosto.

Dopo decantazione statica, il mosto viene avviato alla fermentazione alcolica, con lieviti selezionati. Il vino affina in acciaio su fecce fini per circa dieci mesi prima di essere messo in bottiglia ed affinare per ulteriori quattro mesi.

Note di degustazione da Bibenda 2023:

Paglierino dalle sfumature oro bianco. Panorama olfattivo di carattere guidato da richiami di frutto della passione, mela cotogna, cedro, gelsomino, anice e mandorla. Note minerali affumicate fanno da cornice. Sorso sapido, quasi salato, dalla decisa freschezza agrumata che accompagna il duraturo finale piacevolmente ammandorlato

 

 

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